Louis Pasteur, lo scienziato che vede l’invisibile

La nuova puntata della rubrica “La Scienza nella Letteratura e nell’Arte” è dedicata anche ai bambini, perché la scienza può essere spiegata in modo piacevole e persino divertente anche ai più piccoli.  Suggeriamo quindi un facile volumetto, ricco di disegni, dal titolo “Pasteur e il virus assassino” di Luca Novelli. Il testo racconta la vita di Louis Pasteur, padre della moderna microbiologia, che ha dato il nome al rinomato istituto di ricerca con sede nel cuore di Parigi.  Si parla di virus, di batteri, di vaccini, ma anche di vino, birra, polli e bachi da seta. In poche parole, si parla del mondo di Pasteur, chimico di formazione e microbiologo d’adozione che visse in Francia tra il 1822 e il 1895.

Sempre dedicato al grande scienziato consigliamo agli adulti il libro intitolato “Pasteur: l’homme et le savant” di Annick Perrot e Maxime Schwartz. Forse quando diciamo Pasteur pensiamo alla pastorizzazione, ai vaccini contro la rabbia e il carbonchio, agli studi sul colera, alla confutazione della teoria della generazione spontanea. In realtà, leggendo Perrot e Schwartz, ci si rende immediatamente conto di come Pasteur sia stato molto di più: un visionario e precursore di un modo di fare e vivere la scienza che oggi il mondo intero applica.  Che dire ad esempio dei disegni (Pasteur dipingeva!) e degli schemi manoscritti con cui annotava le sue esperienze in laboratorio? All’epoca non c’era Opera Phenix, il FACS era molto di là da venire, di laptops nemmeno l’ombra, eppure nulla è stato perso di quanto Pasteur ha studiato, analizzato, scoperto.Pasteur assemblò un cenacolo di ricercatori con diverse specializzazioni e, tra questi, c’erano anche dei veterinari (Edmond Nocard era uno di loro): non stava forse germogliando il concetto di “One Health” o “Global Health” che oggi è tanto in voga? E ancora: Pasteur condivideva le sue scoperte partecipando ai congressi scientifici dell’epoca, ma capiva anche quando doveva proteggere tali scoperte con brevetti che gli permettevano di continuare a finanziare la sua ricerca. In un certo senso, Pasteur fu uno “start-upper” ante litteram. Come succede anche oggi, anche al tempo di Pasteur non mancavano le difficoltà: da un laboratorio allestito con mezzi e attrezzature di fortuna fino alla rivalità con il tedesco Robert Koch (colui che scoprì il bacillo della tubercolosi) sullo sfondo del conflitto franco-prussiano. Pasteur visse anche situazioni drammatiche: un caso su tutti quello del suo allievo Louis Thuillier, che perse la vita a causa del colera che stava cercando di debellare durante una missione in Egitto.

Oltre ai vaccini e alle numerose altre scoperte in ambito chimico e biologico, Pasteur ci ha lasciato in eredità un network di istituti che fanno della ricerca in microbiologia la loro missione. Si tratta del Pasteur Network, il cui primo seme fu gettato da Albert Calmette, allievo di Pasteur che fondò il primo Istituto Pasteur fuori dai confini francesi, a Ho Chi Minh City, allora Saigon.

In sintesi, Pasteur è stato un uomo del suo tempo, calato nelle realtà del lavoro di allora, impegnato da scienziato a risolvere problematiche che affliggevano le campagne e gli allevamenti, per poi votarsi alla salute umana e all’insegnamento. Una capacità unica di vedere l’invisibile che ci interroga sulla nostra visione del futuro, sui nostri obiettivi più grandi, sul senso di ciò che facciamo come ricercatori e membri di un’istituzione che ha la ricerca e la formazione tra i suoi pilastri.