“The Age of Wonder”: alla scoperta della bellezza e del terrore della scienza

Per la rubrica ‘La Scienza nella Letteratura e nell’arte’ vi presentiamo “The Age of Wonder” di Richard Holmes, tradotto in italiano come “L’età della meraviglia”.

Siamo in Inghilterra, nel periodo storico a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, tra la fine dell’età dell’Illuminismo e l’inizio del Romanticismo. Mentre l’Europa continentale è travagliata dalla Rivoluzione Francese, dall’avvento di Napoleone e dalla successiva Restaurazione con il Congresso di Vienna, l’Inghilterra vive il lungo regno di George III, la guerra d’indipendenza americana e la successiva epoca Regency, ovvero la Reggenza da parte del Principe di Galles George (futuro George IV) chiamato a sostituire il padre affetto da progressiva demenza.

Holmes restringe il suo racconto agli anni compresi tra il 1768, che vede il primo viaggio intorno al mondo da parte del capitano James Cook con la sua Endeavour, e il 1831, data del viaggio di Charles Darwin alle Galapagos a bordo della Beagle. È un racconto di scienza dove i protagonisti sono investigatori curiosi della botanica, della chimica e dell’astronomia con una solida cultura umanistica che li vede musicisti, poeti, filosofi e amanti dei viaggi, prima ancora di divenire scienziati. Forse è proprio questo che genera la “meraviglia” di cui si parla nel titolo e che permette di trovare una sintesi tra la razionalità illuminista e il pensiero romantico. Una sintesi ancora più evidente nel sottotitolo dell’edizione inglese “How the romantic generation discovered the beauty and terror of science” (come la generazione romantica scoprì la bellezza e il terrore della scienza). Tutto inizia con il viaggio di Joseph Banks, naturalista e botanico, verso le terre inesplorate del Pacifico del Sud a bordo dell’Endeavour di James Cook. Tra Brasile, Nuova Zelanda e Tahiti, Banks descrive nuove specie animali e vegetali prima di tornare in patria ed essere eletto presidente della Royal Society, incarico che ricoprirà per 41 anni. In quel ruolo influenzerà la scienza del periodo promuovendone scelte, direzioni e finanziamenti da parte della casa reale tanto che lo stesso Holmes parla di Banks come di un moderno Virgilio del suo libro.

Ampio spazio è dedicato alla vicenda umana, scientifica e culturale di due figure chiave: William Herschel e Humphry Davy. Il primo, musicista e compositore tedesco emigrato in Inghilterra, sarà ricordato per la scoperta del pianeta Urano e per la costruzione degli innovativi telescopi riflettori che gli permetteranno di catalogare stelle e nebulose e di essere nominato “The King’s Astronomer”. Prima assistente di Herschel è la sorella Caroline, vera cacciatrice di comete e prima donna a ricevere uno stipendio come scienziata dal re d’Inghilterra. Dal canto suo, Humphry Davy farà scoprire la chimica e le sue meraviglie, anche sperimentando su sé stesso, non senza un certo livello di rischio, l’ossido nitroso, chiamato anche gas esilarante. Davy farà poi esperimenti di elettrochimica sfruttando la pila, costruita per la prima volta in quel periodo da Alessandro Volta, e scoprirà nuovi elementi chimici come il sodio e il potassio. Determinante il suo contributo alla sicurezza dei minatori con l’invezione della “lampada Davy” che ridurrà significativamente le esplosioni in miniera dovute all’uso di torce a fiamma libera e farà luce sullo sfruttamento dei bambini nelle miniere di carbone.

Holmes inserisce un’escursione in terra francese con il racconto dei primi pionieristici voli nell’aria con gli aerostati sostenuti da aria calda come quello dei fratelli Joseph-Michel e Jacques-Etienne Montgolfier (chiamato appunto montgolfière, la nostra mongolfiera), o da idrogeno come quello di Jacques Charles (detto in contrapposizione charlière). Curioso e divertente il volo, con esito favorevole, su Versailles e con il re di Francia come spettatore, di una mongolfiera che trasporta una pecora, un’anatra e un gallo, quest’ultimo animale un omaggio alla nazione transalpina. Ancora più significativo il primo sorvolo umano di Parigi da parte di Jean-François Pilâtre de Rozier e del marchese d’Arlandes, che scatenerà l’invidia degli inglesi e le lodi da parte del poeta neoclassico italiano Vincenzo Monti con la sua ode Al Signor di Montgolfier.

In un clima pervaso di curiosità e tensione verso l’ignoto, non poteva mancare il richiamo a Mary Shelley e al suo Frankenstein, manifesto della letteratura romantica e delle gothic novels (il romanzo gotico), scritto durante un soggiorno sul lago di Ginevra con il marito Percy Bysshe Shelley, Lord Byron e John Polidori, e poi ripreso in epoca moderna da diverse trasposizioni cinematografiche e, con accenti ironici, anche dal gruppo heavy metal degli Helloween con la loro Dr. Stein.

Nell’insieme Holmes propone un testo a tutto tondo, che permette di acquisire una visione organica su scienza, letteratura, filosofia e politica in un momento storico di grande fermento che vede gli scienziati maturare sempre maggiore consapevolezza del loro ruolo nella società e getta le basi dell’imminente Età Vittoriana.