Per la rubrica “La Scienza nella Letteratura e nell’Arte” raccontiamo la microbiologia con l’arte della fotografia attraverso il libro “Life at the edge of sight – a photographic exploration of the microbial world” di Roberto Kolter e Scott Chimileski. Gli autori, rispettivamente docente e ricercatore alla Harvard Medical School quando il volume fu pubblicato nel 2017, trasmettono la loro passione per l’infinitamente piccolo guidando il lettore nel mondo dei microbi con fotografie di eccezionale qualità e bellezza.
Il viaggio di Kolter e Chimileski inizia in Inghilterra, a Dover per la precisione, dove nel 1668 un allora sconosciuto Antoni Van Leeuwenhoek, commerciante di tessuti con la passione per le lenti, osserva frammenti delle famose bianche scogliere utilizzando un rudimentale microscopio che, per quanto primitivo, gli consente di distinguere “particelle molto piccole e trasparenti, disposte una sopra l’altra”. Ancora non lo sapeva, ma Van Leeuwenhoek stava vedendo tracce di microorganismi del passato che la microscopia elettronica avrebbe poi svelato nella loro perfetta geometria: i coccoliti prodotti dai coccolitofori.
Ci spostiamo poi nella città natale di Van Leeuwenhoek, Delft, in Olanda. Qui, un pittore di nome Johannes Vermeer dipinge, tra il 1660 e il 1661, una veduta della città con il porto e i canali. Quel dipinto ben racconta l’ambiente in cui Van Leeuwenhoek vive e che gli permette di sviluppare una passione che si affianca al suo lavoro di commerciante: l’osservazione del mondo dei microscopici abitanti dei canali tramite lenti che forniscono ingrandimenti di 70-300 volte. È così che vede e descrive per la prima volta tanti “animaletti” (da lui chiamati “animalcules”) che altro non sono che minuscoli organismi eucarioti oppure batteri.
Ed ecco poi un salto nel tempo e nello spazio fino allo Yellowstone National Park dei giorni nostri per dare uno sguardo alle sorgenti calde di quella zona. Molto probabilmente vedremmo qualcosa di molto vicino alle origini della vita sulla Terra: batteri termofili, Archaea che vivono in ambienti così ricchi di sale che nessuno può tollerare, cianobatteri fluorescenti, resti fossili ora popolati da biofilm batterici multicolori.
Dagli Stati Uniti poi andiamo in Perù a scoprire il mondo sotterraneo delle formiche che raccolgono foglie. Qui i piccoli insetti coltivano funghi del genere Leucocoprinus sulle foglie, in una simbiosi perfetta che coinvolge batteri del Phylum Actinobacteria: i batteri producono sostanze che inibiscono la crescita di patogeni dei funghi, che sono nutrimento per le formiche. Per contro, le formiche forniscono i nutrienti necessari ai batteri che vivono sul loro esoscheletro.
Gli autori del libro ci mostrano anche microbi molto vicini al nostro quotidiano, che possiamo ritrovare nella nostra cucina e nel giardino, come le simbiosi dei batteri azotofissatori con le radici delle leguminose; le cellule del lievito Saccharomyces cerevisiae letteralmente “addomesticate” dall’uomo per produrre vino, pane, birra; i semi della pianta del cacao colonizzati da lieviti e bacilli che ne permettono la fermentazione con l’acquisizione di quelle sfumature del gusto che indussero Maya e Aztechi a ritenere il cacao di origine divina. E poi ancora: quanti batteri vivono sulle foglie delle piante? E sulla corteccia di un albero? E dentro una goccia d’acqua che si è depositata su muschi e licheni? E che dire delle nostre mani? Chi di noi non ha mai fatto il classico test di appoggiare i polpastrelli delle dita su una piastra Petri contenente agar per vedere quali batteri crescono? Incredibile vedere, nelle fotografie di Kolter e Chimileski, come il mondo microscopico sia così popolato e ricco di varietà.
Il racconto termina con le immagini dei batteri naturalmente luminescenti che vivono in simbiosi con i pesci delle profondità oceaniche rendendoli attraenti nonostante un aspetto quantomeno discutibile. Oppure ancora le colonie di Bacillus subtilis e Pseudomonas aeruginosa che formano biofilms e la muffa Physarum polycephalum che cresce con una sorta di memoria degli spazi già occupati e per la quale si parla addirittura di “intelligenza”!
Un viaggio nella scienza attraverso le immagini con fotografie bellissime, come quella di una colonia di Streptomyces roseosporus produttore di antibiotici, immortalata proprio quando una gocciolina della preziosa molecola (probabilmente daptomicina) è rilasciata all’esterno.


