“Il mondo di Sofia”: focus sui filosofi della scienza

Per la rubrica “La Scienza nella Letteratura e nell’Arte” proviamo ad entrare in una disciplina che forse pensiamo lontana dal nostro quotidiano ma che in realtà ha plasmato la nostra storia, il nostro pensiero e la nostra civiltà. Stiamo parlando della filosofia. Per farlo seguiamo un testo, dal titolo “Il mondo di Sofia”, di Jostein Gaarder, pubblicato per la prima volta in norvegese nel 1991 e tradotto nella prima edizione italiana nel 1994.

Il libro è un vero e proprio romanzo sulla storia della filosofia: una ragazzina adolescente, Sofia appunto, è introdotta al mondo dei pensatori classici, moderni e contemporanei da un misterioso filosofo di nome Alberto. Passo dopo passo si svolgono davanti a lei le storie di Talete, Anassimandro e Anassimene per passare poi a Socrate, Platone, Aristotele, al pensiero di Agostino e Tommaso, alla rivoluzione illuminista con Kant, fino a Hegel, Kierkegaard, Marx e Freud. Nel racconto c’è spazio anche per i filosofi della scienza, che hanno contribuito a fornire ipotesi sull’origine della vita, sulla selezione naturale, sull’esistenza di una coscienza negli esseri viventi.

In questa breve newsletter vi parleremo di alcuni filosofi della scienza citati nel libro, certamente senza la pretesa di esaurire un argomento tanto ampio e per il quale vi rimandiamo a lavori specifici.

Iniziamo citando Galileo Galilei (1564-1642), che tutti conosciamo e che per primo introdusse il metodo scientifico, altrimenti detto “sperimentale”, nella ricerca. Con lui inizia ad acquisire importanza l’esperienza del reale, che sarà perfezionata dagli empiristi inglesi qualche tempo dopo. Cartesio (nome latino di René Descartes, 1596-1650) con il suo “Discorso sul Metodo” estende l’approccio galileiano ad altri aspetti del sapere e diventa l’artefice del razionalismo, secondo cui la sola ragione è fonte sicura di conoscenza. Famoso il suo “cogito, ergo sum”, manifesto del suo pensiero: proprio perché essere pensante, che mette in dubbio tutto, l’uomo può dire di esistere.

Francis Bacon (1561-1626) è il padre del ragionamento induttivo, ovvero quel modo di pensare che permette di estendere osservazioni particolari all’universale, mentre Isaac Newton (1643-1727), nella vastità del suo contributo alla scienza, accentua l’importanza dell’induzione e perfeziona il metodo scientifico di Galileo. La sua espressione “hypotheses non fingo” definisce il suo agire: nella scienza si procede tramite l’osservazione e la descrizione dei fatti, piuttosto che su congetture o supposizioni.

Arriviamo così a John Locke (1632-1704) e David Hume (1711-1776), esponenti di spicco della scuola degli empiristi inglesi. Empirismo significa che serve l’esperienza dei sensi per riempire di contenuti la coscienza e la nostra conoscenza del mondo. In effetti, nel “Saggio sull’intelletto umano” Locke afferma che la nostra coscienza è tabula rasa fino a che i sensi iniziano a percepire qualcosa di quanto ci circonda. A quel punto, le prime rudimentali idee sono rielaborate dal pensiero, dalla riflessione e dalla fede. Sulla stessa linea si muove Hume la cui filosofia anticipa il pensiero di Immanuel Kant.

Chiudiamo il racconto de “Il mondo di Sofia” con Charles Darwin (1809-1882), colui che teorizzò l’evoluzionismo. Con il suo trattato intitolato “L’origine delle specie”, Darwin pone le fondamenta del concetto di selezione naturale, che molto impatterà la biologia e la filosofia che seguiranno.