Per la rubrica “La scienza nella Letteratura e nell’Arte” introduciamo un libro di Penny Le Couteur e Jay Burreson dal titolo “I bottoni di Napoleone”. Un volume che parla di chimica e, più nello specifico, delle 17 molecole che, come recita il sottotitolo, “hanno cambiato la Storia”.
Pensate ad esempio a cosa sarebbe potuto accadere se i bottoni di stagno delle uniformi dei soldati di Napoleone avessero resistito alle temperature polari durante la campagna in Russia del 1812. La Grande Armée sarebbe sopravvissuta al Generale Inverno e sarebbe forse cambiata la Storia dell’Europa? E ancora, come sarebbero i nostri rapporti con gli Stati Uniti e con l’Estremo Oriente se le guerre tra Inghilterra e Olanda per il controllo del commercio delle spezie avessero avuto un esito diverso? Forse oggi tutto il mondo parlerebbe olandese? Queste sono solo alcune delle domande che i due autori, entrambi chimici di professione, si pongono durante l’intera narrazione.
Il testo di Le Couteur e Burreson è un vero e proprio libro di chimica ma è di agevole lettura tanti sono gli aneddoti e i rimandi alla nostra Storia più o meno recente. Molto bello il capitolo dedicato all’acido ascorbico e alla scoperta che un limone (ricco di acido ascorbico) al giorno era sufficiente a tenere lontano lo scorbuto dai marinai che affrontavano lunghi viaggi in mare. Degni di riflessione i capitoli dove si parla di zucchero e di cotone: non si può dimenticare il drammatico impatto sulla schiavitù e sulla deportazione delle popolazioni dell’Africa verso il Nuovo Mondo. Come in “Via col Vento”, film ormai mitico del 1939, che racconta la Guerra Civile Americana scatenata proprio dalla proibizione della schiavitù nelle piantagioni di cotone. Affascinante la chimica della seta e del nylon, che rivoluzionerà la moda soprattutto femminile dal secondo dopoguerra in avanti. E poi ancora il fenolo e i primi interventi chirurgici in ambiente sterile, dove finalmente il rischio di infezioni si abbassò, e la gomma, le plastiche, i coloranti, che dettero un impulso tremendo all’industria chimica soprattutto in Germania, Svizzera, Gran Bretagna.
Dai coloranti ai farmaci il passo si rivela breve. Gerhard Dogmak lavora alla Farben, industria di coloranti a Berlino, quando sperimenta sulla propria figlia il prontosil rosso, precursore dei sulfamidici. Si approda quindi all’aspirina prodotta dalla Bayer, e alla penicillina di Alexander Fleming, corredata di una approfondita spiegazione del meccanismo di resistenza dei batteri agli antibiotici beta-lattamici. Forse meno nota ai più ma altrettanto importante la scoperta della chinina, il primo farmaco antimalarico derivato dalla corteccia dell’albero di cinchona, diffuso nell’America Meridionale. Molto interessante il capitolo dedicato alla pillola contraccettiva e a come quest’ultima abbia plasmato in modo profondo il movimento femminista, l’accesso delle donne al mondo del lavoro e i processi di pianificazione familiare. È quasi incredibile e anacronistico leggere oggi di molecole definite “della stregoneria”, così chiamate perchè furono associate alle numerose condanne a morte per stregoneria nel medioevo e fino al secolo XVII in diversi Paesi d’Europa. Atropina, scopolammina e altri alcaloidi, oggi sfruttati anche come farmaci, causavano effetti che andavano dal sonno all’euforia alla sensazione di volare su manici di scopa e le persone, in stragrande maggioranza donne, che riportavano tali sensazioni erano bollate come “streghe” e destinate ad una fine orribile.
Chiudiamo con l’olio, il sale e i saponi, protagonisti ormai essenziali delle nostre vite. Gli autori partono dalla sacralità attribuita alle piante di olivo (ritenute dono della dea Atena) nell’antica Grecia per arrivare ai tanto temuti colesterolo e trigliceridi dei giorni nostri. Di nuovo, dalla scoperta del sapone da parte (pare) di donne romane che lavavano la biancheria sulle rive del Tevere combinando grassi animali e cenere, fino alle tasse sul sapone imposte in Inghilterra da Oliver Cromwell. Infine, dalla ricchezza generata nel Medioevo dalla produzione di sale, noto anche come “oro bianco”, ai nomi delle cittadine che ancora oggi evocano il legame con l’estrazione e la purificazione del sale (Salzburg, Halle, Hallstatt, La Salle). Nell’insieme, è stato divertente scoprire vicende come quella del grembiule della moglie di Schönbein ma anche inevitabile pensare a come la chimica abbia influenzato, e continui ad influenzare profondamente, la nostra storia, cultura e società, il più delle volte senza che ce ne accorgiamo.


