European Antibiotic Awareness Day 2025

Oggi, 18 novembre, il mondo celebra l’Antibiotic Awareness Day, una giornata dedicata agli antibiotici e all’uso, a volte eccessivo o inconsapevole, che ne facciamo. Per dare rilievo a questa ricorrenza,  la nostra rubrica “La Scienza nella Letteratura e nell’Arte” ospita il libro “I superbatteri – Una minaccia da combattere”, edito nel 2023 e scritto a quattro mani da Fabrizio Pregliasco e Paola Arosio. 

Il volume affronta quell’emergenza sanitaria globale oggi rappresentata dall’antibiotico-resistenza (antimicrobial resistance o AMR in lingua inglese), ovvero quel fenomeno per cui i batteri patogeni accumulano mutazioni che conferiscono resistenza agli antibiotici oggi disponibili. Nella comunità scientifica, l’AMR è considerata una pandemia silente, sottotraccia, che però fa sentire i suoi effetti talora drammatici soprattutto sulle persone già debilitate da altre malattie, sugli anziani, sui fragili, su chi è costretto al ricovero in ospedale e deve affrontare un intervento chirurgico. Pregliasco e Arosio si soffermano sul tema all’interno del capitolo dedicato proprio agli antibiotici, chiamati letteralmente “miracoli” o, con termine tedesco (e poi vedremo perché la lingua di Goethe), zauberkugeln – proiettili magici.

Iniziamo dunque da Paul Ehrlich, medico tedesco allievo di Robert Koch, che nel suo laboratorio di Francoforte ricerca, tra migliaia di composti, quello dotato di attività battericida contro l’agente eziologico della sifilide, il Treponema pallidum. Ebbene, nel 1909 la ricerca di Ehrlich trova compimento con la scoperta di quello che diventerà il Salvarsan, il suo zauberkugel. Significativo il motto di Ehrlich “tanto lavoro e poche pubblicazioni” e il successo ottenuto grazie alle quattro G: Geld, Geduld, Geschick, Glück (soldi, pazienza, capacità, fortuna).

Altra tappa importante è quella legata alla scoperta dei sulfamidici. Tutto nasce con Gerhard Domagk, anch’egli tedesco con la passione per la ricerca, che nel Natale del 1935 scopre una sostanza che protegge i topi dall’infezione da Streptococco. Senza esitazione, Domagk somministra quella sostanza alla propria figlia, affetta da una gravissima infezione al braccio, e la guarisce. Si apre l’era dei sulfamidici con il Prontosil, che sarà impiegato insieme alla penicillina durante il secondo conflitto mondiale contribuendo a salvare vite.

Restiamo in quel periodo storico e andiamo in Ucraina dove un microbiologo di nome Selman Waksman coltiva una sfrenata passione per la ricerca di composti antibatterici nel terreno. Emigrato negli Stati Uniti, Waksman fonda un laboratorio alla Rutgers University dove il giovane Albert Schatz si unisce alla squadra. Sarà proprio quest’ultimo a scoprire la streptomicina, prodotta da Streptomyces griseus, il primo antibiotico attivo contro Mycobacterium tuberculosis, il patogeno causa della nota malattia nell’uomo. Purtroppo, Schatz vedrà riconosciuto il suo lavoro solo tardivamente perché il Nobel sarà assegnato a Waksman nel 1952.

Chiudiamo con una nota tutta italiana che viene dalla Sardegna: nel 1945, nella zona di Cagliari, il professor Giuseppe Brotzu con il collaboratore Antonio Spanedda raccoglie campioni di acque marine dove scaricano le fognature cittadine perché incuriosito dall’assenza di infezione nei bagnanti che pure si immergono in quella zona. In sintesi, Brotzu e Spanedda riconoscono nella muffa Cephalosporium acremonium l’organismo produttore di cefalosporina, un nuovo antibiotico efficace contro le infezioni da Salmonella.

Terminiamo il racconto con quella che è stata l’età dell’oro degli antibiotici e che ora è purtroppo terminata per molteplici ragioni, sia scientifiche che economiche. L’augurio è che giornate come questa contribuiscano ad accrescere la consapevolezza che il fenomeno dell’AMR riguarda tutti noi, non è reversibile e richiede interventi urgenti se vogliamo mantenere quelle condizioni che hanno permesso, nel secolo scorso, di prolungare la vita media, di affrontare interventi chirurgici in sicurezza e con rischio ridotto di infezione, di sopravvivere a ferite apparentemente non gravi ma potenzialmente fatali, di guarire da una infezione respiratoria stagionale.