Cristina Roccati e Lynn Margulis: due donne nella Scienza

In occasione della Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza, promossa dalle Nazioni Unite per facilitare la piena partecipazione delle donne nella ricerca scientifica e nelle cosiddette materie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) vi raccontiamo dunque di due donne protagoniste della scienza: una studiosa di fisica, Cristina Roccati (1732 – 1797), e una microbiologa, Lynn Margulis (1938 – 2011).

Partiamo da Cristina Roccati, che detiene una serie di record: fu tra le prime donne al mondo a studiare Fisica, la terza in assoluto a conseguire una laurea in Italia, e la prima studentessa fuori sede perché dalla natìa Rovigo si trasferì a Bologna per frequentare l’Università. Di lei ha parlato recentemente il Corriere della Sera, nell’inserto domenicale La Lettura, per presentare una mostra che le è stata dedicata a Palazzo Roncale a Rovigo dal titolo “Cristina Roccati. La donna che osò studiare fisica” e che già nelle premesse suggerisce quanto fosse complicato per una donna dell’epoca intraprendere la carriera universitaria, soprattutto in facoltà tradizionalmente frequentate da uomini.

Ma chi era Cristina Roccati? Cristina nasce nel 1732 da una nobile famiglia veneta ed è avviata all’istruzione presso un insegnante privato, come da standard del tempo. Vista la sua mente brillante e l’interesse per la poesia e la scienza, il padre, forse anche con cinismo, le consente di iscriversi prima all’Università di Padova e poi a quella di Bologna, convinto che gli studi costino meno di una dote per una figlia femmina. Accanto a lei, che ebbe la fortuna di poter studiare e di raggiungere traguardi accademici, non possiamo non citare la sorella Marianna che invece rimase completamente analfabeta perché la famiglia non le consentì di seguirne le orme. Tornando alla nostra protagonista, a 18 anni si laurea sotto la guida di Laura Bassi, anch’ella scienziata e studiosa di fisica newtoniana. Il percorso scientifico di Cristina Roccati si articola, in larga parte, in ambienti domestici e nei salotti bene dei circoli aristocratici, come era consuetudine nella società illuminista, dove le donne, anche istruite, non potevano diventare personaggi pubblici. Per quanto possibile, Cristina comunque viaggia e porta con sé la scienza a Bologna, Rovereto, Padova e Brescia finché una forte crisi finanziaria della famiglia la costringe a rientrare a Rovigo, dove si spegne nel 1797. Oltre che nella mostra a lei dedicata, Cristina Roccati sarà protagonista di un volo nello spazio nel 2026, quando un telescopio dell’Agenzia Spaziale Europea a lei intitolato partirà alla scoperta di pianeti extrasolari.


Lynn Margulis è stata invece una scienziata dei nostri tempi. Nata a Chicago nel 1938, formatasi tra Berkeley e Boston, è divenuta famosa per i suoi studi sull’evoluzione e sull’endosimbiosi che la portarono a ipotizzare la teoria secondo cui organelli come i mitocondri e i cloroplasti fossero un tempo batteri indipendenti che furono inglobati da cellule eucariotiche diventando parte di esse e rivestendo il ruolo di centraline della respirazione (i mitocondri) e organi della fotosintesi nelle piante (i cloroplasti). L’ipotesi, in sé rivoluzionaria e che inizialmente non trovò credito, fu rafforzata quando si scoprì che mitocondri e cloroplasti racchiudono una loro propria molecola di DNA, forse retaggio di un passato da microorganismi indipendenti.

Oltre all’endosimbiosi, Margulis è entrata nei libri di scienze anche per l’ipotesi Gaia, che fu proposta negli anni ’70 con il collega James Lovelock e che richiama nel nome la dea greca che impersona la Terra madre. Secondo tale teoria, la Terra è un unico grande sistema bio-geo-fisiologico in cui il pianeta e i suoi abitanti si sono co-evoluti, plasmati e trasformati in modo vicendevole in modo da preservare le condizioni che consentono la vita. Dopo una vita all’insegna dello studio e di una ricerca anche controcorrente, Lynn Margulis ci lasciò nel 2011. La sua vicenda è raccontata dal filosofo e scrittore Telmo Pievani nella prefazione al graphic novel Il limite del mondo, focalizzato sull’ambiente e sul cambiamento climatico.