Per la rubrica “La Scienza nella Letteratura e nell’Arte” usciamo dagli schemi e parliamo di dinosauri, cercando di farvi appassionare alla paleontologia e alla geologia, che sono forse un po’ lontane dal nostro lavoro quotidiano ma che fanno comunque parte del ricco panorama delle scienze. Il testo che ci guida è stato tradotto in italiano con il titolo “Ascesa e caduta dei dinosauri”, fu definito Libro di scienza dell’anno 2018 dall’autorevole The Times, ed è stato scritto da Steve Brusatte, giovane paleontologo e docente dell’Università di Edimburgo, cercatore di fossili nonché autore di pubblicazioni dal rigore accademico ma dallo stile decisamente divulgativo.
Nel suo libro Brusatte racconta, a mo’ di romanzo, il susseguirsi di avvenimenti che hanno determinato lo sviluppo e l’evoluzione di questo gruppo di rettili che la maggior parte di noi associa a Jurassic Park, fortunato film del 1993. Il testo presenta i dinosauri dell’era Mesozoica, dai cosiddetti proto-dinosauri, grandi quanto un nostro animale domestico, fino ai giganteschi teropodi padroni del mondo (uno su tutti, il T. Rex!) che dominarono le terre emerse tra la fine del Giurassico e il Cretaceo. Si arriva quindi alle soglie del Cenozoico quando un evento apocalittico determinò la scomparsa di quelle specie e fece sorgere l’alba dell’età dei mammiferi. Il libro è ricchissimo di dati e fonti scientifiche, colmo di riferimenti ai fossili scoperti dallo stesso Brusatte e dai suoi mentori e poi collaboratori in varie parti del mondo, e fornisce a chi legge uno sguardo d’insieme sull’anatomia, la fisiologia, la genealogia e l’evoluzione dei dinosauri, arricchendo la narrazione con curiosità e aneddoti.
In questa sede vogliamo ricordare in particolare due momenti: il primo, quando Brusatte racconta di Franz Nopcsa von Felso-Szilvas, aristocratico un po’ eccentrico nato in Transilvania nel 1877 che potremmo definire barone dei dinosauri. Costui, grazie alle sue origini e frequentazioni, poté dedicare buona parte della sua vita alla ricerca di fossili e dimostrò per primo che i dinosauri transilvani erano miniature di quei giganti che tutti abbiamo in mente. Non solo, Nopcsa arrivò anche ad ipotizzare che questi mini-dinosauri vivevano su isole (l’Europa era in effetti un aggregato di isolette nel Mesozoico) e questo habitat insulare determinò le loro piccole dimensioni e la mancata evoluzione in bestioni di dimensioni maggiori. La teoria di Nopcsa fu confermata da studi successivi e oggi possiamo vedere i fossili dei dinosauri nani europei in diversi musei, anche vicini a noi: il Museo dei Fossili del Monte San Giorgio a Meride in Svizzera ne è un esempio.
Il secondo momento che ci ha colpiti mentre leggevamo questo libro riguarda l’estinzione dei dinosauri. Oggi la scienza ci dice che, molto probabilmente, un asteroide colpì la Terra alla fine del Cretaceo e le conseguenze dell’impatto furono tali da causare la distruzione degli ecosistemi allora esistenti. Non sapevamo però che le tracce geologiche di quell’impatto tra corpi celesti fossero state trovate a Gubbio, in Umbria, nella Gola del Bottaccione, dove il geologo Walter Alvarez dell’Università di Berkeley scoprì la linea di confine tra le rocce del Cretaceo e quelle del Paleogene (primo periodo del Cenozoico) e, riscontrando una anomala concentrazione di iridio in quegli strati rocciosi, iniziò a chiedersi il perché di un tale fenomeno. Le discussioni che seguirono in seno alla comunità scientifica permisero di dimostrare che circa 66 milioni di anni fa un asteroide si schiantò sulla Terra e, associato a terremoti, eruzioni vulcaniche, aumento di gas serra con incremento delle temperature, causò la crisi della catena alimentare su sui si reggevano i dinosauri. Curioso scoprire che Alvarez ricevette una laurea Honoris Causa dall’Università di Siena nel 2005.


