Un ponte che collega il mondo delle imprese con quello della formazione. Come ogni anno, grazie alla collaborazione con il Distretto Toscano Scienze della Vita, La Fondazione VITA – ITS Nuove Tecnologie per la Vita ha lanciato la survey rivolta alle imprese dei settori chimico, biotecnologico, farmaceutico, ambientale e biomedicale. Lo scopo dell’indagine è quello raccogliere informazioni sui fabbisogni formativi e professionali delle aziende, per progettare percorsi ITS sempre più aderenti alle esigenze del mondo produttivo. Per approfondire i risultati del questionario e, più in generale, le attività e i piani formativi dei corsi ITS nel settore life sciences, abbiamo intervistato Stefano Chiellini, direttore di Fondazione VITA – ITS Nuove tecnologie per la vita.
La Fondazione VITA ha da poco concluso l’attività strutturata di analisi dei fabbisogni professionali e formativi nel settore delle Life Sciences. Può darci una fotografia generale?
L’analisi dei fabbisogni formativi nell’ambito delle life sciences ormai è diventato un appuntamento fisso da quando nel 2015 la Fondazione si è costituita. Nel tempo tale indagine si è strutturata migliorandone l’accessibilità e la fruibilità, riducendo il tempo di compilazione a pochi minuti e, grazie al supporto del Distretto Scienze della Vita, è stato possibile condividere l’indagine in maniera capillare su tutto il territorio toscano. In generale possiamo affermare che il settore si attesta con l’interesse alle “classiche” figure professionali che sono presenti in aziende che hanno come attività principale la produzione di un prodotto e la sua commercializzazione.
I numeri di quest’anno: quanti hanno risposto al questionario? Quali elementi di novità? E come legge la partecipazione generale?
Quest’anno abbiamo cercato di aumentare la partecipazione al sondaggio con due azioni ben precise: la prima si è incentrata nell’invio diretto alle aziende del settore, grazie al supporto del Distretto Scienze della Vita, coinvolgendo più di 200 aziende, e chiedendo direttamente a responsabili di risorse umane o a dirigenti di aree tecniche e di produzione, di poter dare il proprio contributo analizzando la situazione nella propria azienda. L’altro metodo è stato quello meno diretto, utilizzando canali social specifici del mondo del lavoro, anche se tale azione non ha portato risultati sperati. Guardando ai numeri, su un campione di 200 aziende hanno il risposto ben 65 imprese, ovvero circa il 33%; la classe dimensionale di tali imprese è così ripartita: da 1 a 9 dipendenti il 26%, da 10 a 49 il 28%; da 50 a 249 il 21% e da 250 e oltre il 25%. Quindi possiamo dire di aver coperto in maniera omogenea tutte le tipologie di imprese.
Quali sono le principali richieste o esigenze del settore sul fronte dei fabbisogni formativi?
Le principali richieste riguardano la figura del Tecnico superiore per il sistema di qualità di prodotti e processi, con ben il 25% di interesse; a seguire il Tecnico superiore per la gestione e manutenzione degli impianti chimici e il tecnico superiore per la digitalizzazione e l’applicazione di tecnologie abilitanti nelle biotecnologie e nel biomedicale entrambi con il 15% di richieste; con il 14% occupa il 4°posto la figura del tecnico superiore per la ricerca e sviluppo di prodotti e processi a base biotecnologica e chimico industriali e con il 13% di richieste si attesta, al quinto posto, il tecnico superiore per la progettazione, produzione, collaudo e manutenzione di apparecchi, dispositivi biomedicali diagnostici, terapeutici e riabilitativi e impianti biotecnologici. Poco al di sotto del 10% abbiamo la richiesta di due figure sempre più emergenti nei nostri sondaggi, ovvero il tecnico superiore per le produzioni circolari della chimica verde e dei materiali innovativi e il tecnico superiore per la gestione tecnico commerciale e la customizzazione dei prodotti dell’industria biotecnologica e chimica.
Quali sono, dal punto di vista del mercato del lavoro, le competenze richieste?
Andando ad analizzare i dati sicuramente la competenza più richiesta nell’ambito chimico e biotecnologico è quella di saper svolgere le attività di un laboratorio biochimico e microbiologico, così come essere in grado di saper operare sulla gestione di macchinari industriali che operano in produzione e saperne calibrare i parametri. Altra situazione invece è quella che riguarda l’ambito biomedicale e diagnostico, dove le competenze sono relative a un tecnico che sappia installare, collaudare e manutenere dispositivi biomedicali.
Può farci un identikit dei fabbisogni professionali e formativi nel settore delle Life Sciences?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo non solo analizzare il report ma far tesoro delle indicazioni che di giorno in giorno arrivano dalle imprese. Le aziende hanno bisogno di persone preparate, ma soprattutto volenterose, che abbiano una passione nel settore, che si avvicinino al mondo del lavoro con tanta curiosità e voglia di crescere. Le aziende sono disposte ad accogliere persone che abbiano sia un livello adeguato di competenze specifiche del settore, che un alto livello di soft skills, e quindi capaci di comunicare, saper lavorare in team e di affrontare le sfide del mondo del lavoro con un approccio costruttivo.
Come pensa di ‘armonizzare’ i percorsi formativi ITS con i dati raccolti dalla survey?
La nostra analisi, condotta dal Comitato Tecnico Scientifico della Fondazione è stata chiara: continuare a formare i ragazzi sulle 5 figure che a oggi sono sempre state le più richieste del settore, quelle più trasversali, lasciando una riflessione sulle due nuove figure che si stanno sempre più proponendo, ovvero sulla gestione commerciale dei prodotti e sulla digitalizzazione ICT. Questo identikit rispecchia in primis le aree e le dotazioni laboratoriali che il nostro ITS ha realizzato in questi anni, nonché i relativi rapporti sul territorio con aziende e istituti scolastici. C’è bisogno di una riflessione più ampia e lunga per poter affrontare la sfida di presentare nuovi corsi nel settore, affinché siano veramente appetibili alle imprese del settore.
In questi anni l’analisi dei fabbisogni vi ha permesso di definire le competenze tecniche, trasversali e digitali più richieste, in modo da delineare profili professionali sempre aggiornati, flessibili e immediatamente spendibili nel settore. Ci può dare qualche dato? Raccontare qualche esperienza rilevante?
L’analisi dei fabbisogni è un potente strumento che ogni anno si allinea con le richieste del mercato, ma il nostro lavoro si concentra anche su lavorare in anticipo su particolari richieste di competenze che potrebbero arrivare in futuro, ossia essere pronti ad anticipare i tempi introducendo tecnologie innovative. Il nostro nemico? È sicuramente il tempo. In solo un anno e mezzo ci occupiamo di fornire agli studenti sia 1000 ore di formazione che 800 ore di stage, che rafforzeranno la loro preparazione. In questo tempo dobbiamo prepararli anche sulle softskills, per renderli autonomi e pronti nella preparazione e aggiornamento del loro curriculum, oltre che a sostenere un colloquio di lavoro nella ricerca attiva di una occupazione. Un duro lavoro che riusciamo a svolgere grazie a tutto lo staff di Fondazione VITA, un gruppo formato da donne e uomini che sono mossi in primis dal valore etico e morale, consapevoli di generare valore per le aziende e di sostenere i nostri ragazzi in un cammino di crescita, professionale e umano, aiutandoli a individuare la loro strada.
La Fondazione VITA ha lavorato per rafforzare il dialogo tra formazione e impresa, oltre che per preparare tecnici superiori in grado di inserirsi con efficacia nei contesti produttivi più avanzati. Ci può raccontare brevemente le principali performance e i progetti che vi hanno visti protagonisti?
Credo che l’elemento più rilevante che possiamo raccontare è la performance che continua ad attestarsi su alti livelli di occupazione, ovvero dal 75 all’85% di occupazione a 12 mesi dal diploma. Un dato misurabile e oggettivo, che dimostra un duro lavoro di allineamento costante alle competenze richieste dal mondo delle imprese. Questa è la sfida che ogni giorno cerchiamo di portare avanti con un forte spirito etico e morale, con la volontà di stare al passo con le aziende e con il loro sviluppo tecnologico costante.
Come in ogni campo si fa un gran parlare di Intelligenza Artificiale. Un mondo che la Fondazione VITA abita ormai da anni. Quali sono le nuove opportunità offerte dall’applicazione dell’AI al campo della formazione?
Il tema sull’AI ormai è di moda, ma vogliamo ricordare che le tecnologie abilitanti 4.0 sono state introdotte nei nostri percorsi ITS fin dall’inizio ovvero nel 2015, ben 11 anni fa. C’è bisogno che la formazione degli studenti sia al passo con i tempi aziendali e con le richieste delle imprese. Ora più che mai le imprese hanno bisogno di persone formate su questi temi, persone che sappiano come approcciarsi alla tecnologia dell’Intelligenza artificiale e che dimostrino una consapevolezza reale su ciò che è veramente possibile fare con tale strumento. Da un punto di vista formativo, per la Fondazione Vita, invece l’approccio non cambia: le competenze che sviluppiamo sono quelle richieste dal mondo del lavoro, con l’approccio professionalizzante che contraddistingue il modello ITS: l’AI è solo un momento di approfondimento per capire come può essere applicata e in che contesto lavorativo, senza snaturare il ruolo tecnico che i nostri studenti devono mantenere.


