In occasione della Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza, che si celebra l’11 febbraio di ogni anno, inauguriamo la rubrica ‘La Scienza nella Letteratura e nell’Arte’ raccontando tre libri che parlano di donne: donne dell’età antica, donne del medioevo, donne del nostro tempo, alcune di ricca famiglia e altre di modeste origini, alcune acclamate e altre ignorate, alcune famose e altre sconosciute, ma tutte accomunate dal desiderio di conoscenza e di realizzare una vita piena nello studio e nella ricerca scientifica.
Il primo volume si intitola “L’ingegno di Minerva”, di Letizia Giangualano. L’autrice percorre la Storia attraverso le difficoltà che le donne hanno dovuto superare per poter avere il diritto di studiare e affermarsi nel mondo della scienza. Come non pensare alle bambine e alle ragazze cui, ancora oggi, è vietato andare a scuola o iscriversi all’Università nel nome di non meglio precisati estremismi etnico-politico-religiosi. E come impedire che la mente corra al film “Il diritto di contare”, che racconta la storia vera di matematiche afroamericane che, sfidando le leggi razziali degli anni ’60 negli Stati Uniti, calcolarono le traiettorie dei primi programmi spaziali della NASA. Giangualano passa poi a presentare la vita delle “protagoniste”. Inizia con Trotula De Ruggiero, della Scuola Medica di Salerno nel XII secolo, continua con Ildegarda di Bingen, mistica tedesca del periodo medievale studiosa di botanica, anatomia del corpo femminile e fitoterapia, passa poi a Mary Somerville e Ada Lovelace, entrambe matematiche di altissimo profilo del XIX secolo, chiude con Rosalind Franklin e la famosa “foto 51” che per la prima volta mostra che il DNA è una doppia elica, Rachel Carson e la lotta all’inquinamento causato dal DDT, Rita Levi-Montalcini e i suoi studi pionieristici nel mezzo del drammatico secondo conflitto mondiale. Un libro agile ma ricco di informazioni, spunti di riflessione e ispirazione.
Il secondo testo, “Lady Montagu e il dragomanno” di Maria Teresa Giaveri, ci porta all’origine dei vaccini e, più precisamente, alla pratica della variolation (variolizzazione in italiano) che rappresentò il primo approccio alla prevenzione del vaiolo e consisteva nell’inoculare, nelle persone da immunizzare, materiale proveniente dalle lesioni causate dalla malattia. Siamo nel XVIII secolo e Lady Mary Wortley Montagu, nobildonna britannica moglie dell’ambasciatore inglese presso l’impero ottomano, assiste alla variolizzazione mentre soggiorna a Costantinopoli, è convinta della bontà della pratica, vi sottopone i propri figli e si adopera per diffonderla in Inghilterra, anche presso la corte reale. La variolizzazione travalicherà presto i confini e, in Italia, il poeta illuminista Giuseppe Parini ne loderà i benefici nell’ode “L’innesto del vaiuolo”. Alla fine del secolo XVIII, il medico inglese Edward Jenner descriverà l’inoculazione del vaiolo vaccino al fine di proteggere le persone dalla malattia: nasce la vaccinazione che tutti conosciamo.
Infine, arriviamo ai giorni nostri con “The code breaker” di Walter Isaacson, tradotto in italiano come “Decifrare la vita”. Il libro ricostruisce la storia della scoperta di CRISPR-Cas9 da parte di Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier, premiate con il Nobel per la chimica nel 2020. Le due scienziate studiano CRISPR (acronimo di Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats) e Cas9, nell’insieme una sorta di sistema immunitario incastonato nel DNA dei batteri che serve a proteggerli dai virus, ne comprendono il funzionamento e ne intuiscono le potenziali applicazioni per quello che diventerà l’editing genetico, ovvero la possibilità di modificare in modo preciso il DNA di tutte le cellule, anche quelle umane. Isaacson racconta i suoi incontri con le protagoniste e con altri scienziati collaboratori e concorrenti, riporta la diatriba per la titolarità del brevetto associato allo sfruttamento di CRISPR-Cas9, e le applicazioni che subito si prospettano per la cura di gravi malattie genetiche quali la corea di Huntington e l’anemia falciforme. Il testo si sofferma poi sulle discussioni etiche che necessariamente insorgono nel momento in cui si prospetta la possibilità di modificare il DNA della linea germinale e solleva diversi interrogativi che interpellano la coscienza di chi legge. Nell’insieme un racconto affascinante, che trasmette la dedizione di Doudna e Charpentier alla loro ricerca e ne fa una fonte di ispirazione per le ricercatrici e i ricercatori che oggi si affacciano alla carriera accademica.


