World TB Day tra scienza, musica e letteratura

Sono trascorsi quasi tre mesi da Capodanno, celebrato come sempre con il tradizionale concerto trasmesso dal teatro La Fenice di Venezia che, ancora una volta, ha proposto l’aria Libiamo ne’ lieti calici della Traviata come messaggio augurale. Ma perché parliamo di concerti e di Traviata nel nostro viaggio tra scienza e arte? Cerchiamo di spiegarlo.

Oggi, 24 marzo, come è ormai consuetudine e per decisione del World Health Organization (WHO), si celebra il World TB Day, ovvero la Giornata Mondiale della Tubercolosi. La scelta della data non è casuale: il 24 marzo 1882 Robert Koch riportava alla comunità scientifica la scoperta dell’agente eziologico della tubercolosi, Mycobacterium tuberculosis appunto.

Il tema scelto quest’anno dal WHO per celebrare la giornata è il seguente: “Yes! We Can End TB: Commit, Invest, Deliver”. Come si può capire, richiama l’importanza dell’impegno, degli investimenti e del favorire l’accesso di tutti ai mezzi diagnostici e terapeutici in modo da arginare la piaga della tubercolosi che ancora colpisce milioni di persone nel mondo, soprattutto nei Paesi a reddito medio-basso, ma dalla quale anche i cosiddetti “Paesi ricchi” non sono immuni.

La tubercolosi è una malattia infettiva che si diffonde tramite le minuscole goccioline di aerosol generate dalla tosse di un malato. M. tuberculosis è un patogeno intracellulare, cioè sopravvive e si moltiplica all’interno delle cellule umane che infetta, dove può entrare in uno stato di dormienza e stabilire così quella che si chiama latent TB. Noi tutti associamo il termine tubercolosi ad una malattia prevalentemente polmonare, ma casi di tubercolosi extra-polmonare sono descritti in letteratura. Fortunatamente, oggi disponiamo di un semplice metodo di screening dell’infezione basato su un prelievo di sangue. La terapia consiste in una combinazione di quattro antibiotici, da assumere per un lungo periodo di tempo. Le cose però si complicano se il batterio acquisisce resistenza ai farmaci: in questo caso bisogna ricorrere ad antibiotici di seconda e terza linea, associati ad effetti collaterali più significativi. Ad oggi esiste un vaccino, chiamato BCG (Bacille Calmette-Guérin, sviluppato all’Institut Pasteur de Lille da Albert Calmette e Camille Guérin e utilizzato per la prima volta sull’uomo nel 1921), che però è scarsamente efficace, soprattutto nella popolazione adulta.

La ricerca oggi si muove su diversi binari: scoprire nuovi antibiotici (la bedaquilina è il farmaco scoperto e approvato più di recente, nel 2012, anche per tubercolosi resistente agli antibiotici), fare leva sul sistema immunitario dell’ospite, cercare molecole anti-virulenza, disegnare nuovi vaccini, migliori di BCG. Il tutto ovviamente sostenuto da una sempre maggiore conoscenza della biologia del patogeno. Nell’insieme, tante note positive che permettono alla comunità scientifica di proporre soluzioni diagnostiche, preventive e terapeutiche sempre migliori.

Nei secoli passati nulla di quanto descritto sopra si conosceva o esisteva. La tubercolosi era chiamata anche consunzione, per via dell’aspetto emaciato che causava nelle persone che ne erano affette. Non esistendo ancora antibiotici efficaci, i pazienti (quelli fortunati!) erano ricoverati nei cosiddetti sanatori, strutture simili a ospedali specializzati costruiti in ambienti montani dove i malati erano isolati ed era loro fornito buon cibo, quando possibile un bicchiere di vino, in luoghi dove potevano respirare aria pura. Una descrizione di quanto avveniva nei sanatori è riportata nel romanzo Der Zauberberg (La montagna incantata) di Thomas Mann, ambientato nelle alpi svizzere, a Davos per la precisione, nel sanatorio di Schatzalp, oggi trasformato in un hotel.

La tubercolosi è stata per parecchio tempo circondata da un’aura romantica, forse perché diversi scrittori, poeti e artisti persero la vita a causa della malattia o la rappresentarono nelle loro opere. Pensiamo ad esempio a Emily Brontë, autrice di Wuthering Heights (Cime tempestose), o a John Keats. L’impatto travalicò la letteratura e raggiunse le arti figurative: si ritiene che Petalo di rosa di Giovanni Segantini rappresenti la compagna del pittore sofferente per la tubercolosi. E arriviamo così alla musica: la protagonista de La Traviata (Violetta) muore di tubercolosi, così come Mimì in La Bohème.

Ecco qui dunque il collegamento che ci ha portati dal concerto di Capodanno alla scienza e che, ancora una volta, ci ricorda quanto scienza e arte siano più vicine di quanto si pensi!